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Poche aziende confidano nella ripresa...

Dott. Tomaso Trevisson Scritto da 

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Sembrano dati alquanto contrastanti e poco sensati, quelli risultanti da un’indagine commissionata da Progress Software a Vanson Bourne, con l’obiettivo di profilare le aspettative di ripresa economica nel 2011 delle aziende del territorio europeo.

Su 300 intervistati, selezionati tra i tutti responsabili delle aziende dell’UE, solo il 14% pensa che nel corso del 2011 possa avvenire una crescita importante per il business della propria azienda. Un dato che delinea, quindi, una forte sfiducia nel futuro economico della comunità, che sembra rispecchiare le paure pessimistiche che gli italiani hanno manifestato sul proprio futuro lavorativo e finanziario.

Stranamente la stessa ricerca di Progress Software tradisce un dato che in apparenza cozza con questo clima di diffidenza degli imprenditori: a fronte del solo 14% che crede in una ripresa, esiste un 72% che, pur non immaginando un rilancio immediato, dichiara di aver effettuato investimenti tecnologici importanti, proprio per essere pronto a ripartire quando se ne verificherà l’opportunità. Ancora più sconcertante è la percentuale, pari al 68%, di coloro che hanno affermato che continueranno a direzionare in investimento tecnologico ulteriori risorse nei prossimi mesi.

Di fronte a queste cifre così discordanti, c’è dunque da porsi una domanda: perché le aziende hanno deciso di prepararsi a qualcosa in cui non credono?


Le risposte a questo quesito potrebbero essere molteplici e tutte valide. Ad esempio, si potrebbe concordare nel dire che prima o poi la ripresa ci sarà e che conviene comunque organizzarsi per quando quest’ospite - tanto gradito - giungerà a bussare alle porte dell’economia.

Questo tipo di ragionamento non regge però se si pensa alla situazione economica attuale: quali aziende, lamentando mancanza di risorse, si lancerebbero ora e subito nell’investimento di ingenti mezzi in nome di una ripresa che forse darà i suoi frutti fra due, tre o addirittura cinque anni?

La risposta a questa domanda è ovvia!



Quindi, esulando dalla eventualità puerile che i manager credano in una ripresa, ma preferiscono non dirlo, l’unica interpretazione possibile è da ricercare in una forte presa di coscienza da parte delle aziende e dei loro staff manageriali.
La lettura più corretta della ricerca sarebbe la seguente: a fronte del 86% degli intervistati che non spera in una ripresa repentina, il 72% ha forse capito che parte della crisi nella quale si sta vivendo è dovuta ad una incapacità tecnologica delle aziende a far fronte ad un quadro economico in veloce mutazione.

Le imprese, specialmente quelle europee, hanno sempre presentato forti limiti nell’ambito della tecnologia e nell’informatica, mostrando un incredibile gap rispetto, ad esempio, alle aziende oltreoceano. Inoltre, se si focalizza l’attenzione sulla situazione italiana, questo aspetto risulta ancora più lampante.

Dunque, la crisi economica sembra essere stata positiva, almeno per aver permesso agli operatori economici di conoscere e superare i propri limiti e la fragilità di un modello di business troppo tradizionalista e non correlato alla globalizzazione, all’incredibile velocità nello scambio delle informazioni sull’intero globo ed alla necessità di processi assolutamente più dinamici.

La crisi ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’incapacità di stare dietro al business e di percepire in anticipo le domande che il mercato pone, perdendo l’opportunità di rispondere prontamente, in real-time.

E’ quindi necessario cambiare il punto di vista e le aziende fanno il mea culpa, cercando ora di recuperare terreno, in vista della prossima ripresa economica, indipendentemente da quando questa avverrà.

E’ un dato di fatto che la ripresa sarà falciante esattamente come la recessione: solo le aziende in grado di stare al passo con i processi dinamici del business, in grado di ottenere informazioni integrate e visualizzare le opportunità economiche nella loro complessità globale e solo le imprese che sapranno seguire i clienti su Internet, attraverso opportuni strumenti di valutazione delle loro preferenze ed esigenze, potranno davvero godere dei frutti della risalita.

Di questo, ne è anche convinto il Cto e Senior Vp di Pogress Software, John Bates, che in una recente intervista ha affermato: “Nel 2011 è bene investire in agilità e prontezza di risposta. Il 90% delle aziende ha capito che saper reagire in tempo reale è diventato fondamentale, anche se solo poche imprese hanno processi business agili. Meglio quindi incominciare dai progetti che danno visibilità sui sistemi in essere e che fanno capire come funziona un business efficiente. Inoltre, bisogna utilizzare i social network come fossero uno strumento di business per entrare in contatto con i clienti, i partner e il team. Questo servirà a rilevare eventuali problemi e migliorare la collaborazione.”

Queste parole dovrebbero rappresentare un manifesto alla ripresa per i Cio aziendali, in quanto racchiudono gli elementi chiave sulle quali è necessario investire: dinamicità, prontezza, socialità, visibilità e globalità, con attenzione al particolare.

Tutti questi fattori sono importanti, perché, come afferma, in un’altra intervista, lo stesso Bates: “L'ambiente in cui operano le aziende è sempre più dinamico e quindi cresce la necessità di individuare i mutamenti delle condizioni e reagire velocemente o adattarsi in tempo reale. Non possiamo permetterci il lusso di attendere aggiornamenti che hanno una cadenza di sei mesi. Così, il Business Process Management integrato con opportune tecnologie di gestione e di event processing in tempo reale, aiuta le aziende ad essere operativamente reattive.”

Per le aziende europee diventa dunque impellente indirizzare gli sforzi d’investimento verso quattro aree strategiche.
In primis, è importante adottare tecnologie che gestiscano la dinamicità dei processi di mercato, per offrire alle imprese un pannello decisionale di dati in real-time aderenti alla realtà, sui quali adattare il proprio business in modo competitivo, agile e reattivo.

Per questo motivo, Progress Software propone la suite Progress Real Time BPM, che all’operatore telefonico H3G Italia ha permesso di ridurre le perdite dovute, ad esempio, ai sistemi troppo lenti nel rilevare la mancanza di credito sulle schede pre-pagate, fornendo all'azienda una visibilità globale sul processo aziendale in tempo reale ed una prevenzione della perdita di ricavi per 7 milioni di abbonati.

La seconda area sulla quale è importante agire è l’integrazione con i social network, come Twitter, Facebook e LinkedIn, sia per un uso interno, permettendo così di snellire e velocizzare le comunicazioni e la collaborazione ed ottimizzando i processi risultanti, sia per un uso esterno, per interfacciarsi con i clienti, che sempre più spesso si riversano in questi contenitori sociali, per esprimere opinioni, richieste e quant’altro. Non è un caso, ad esempio, che i dati Audiweb parlano di ben 25 milioni di italiani connessi e che Facebook, solo in Italia, conta oltre 15 milioni di utenti attivi.

Ed ancora, sarà fondamentale agire sulla geolocalizzazione, avvantaggiandosi di servizi e tecnologie che consentano ai reparti marketing di svolgere azioni mirate in base alle posizioni topografiche degli utenti del business aziendale.
Infine, le imprese europee devono ancora impegnarsi incredibilmente sul cloud: infatti, se è vero, come è vero, che in Europa le leggi di tutela della privacy limitano in qualche modo lo sviluppo del cloud, dall’altro lato è necessario cambiare la mentalità nei confronti dello sharing computing.

Le aziende dell’UE dovrebbero acquisire una visione più americana delle infrastrutture cloud, guardando ad esse come ad un sistema per ottenere grandi risultati con minimi investimenti nell’IT e superando quella scarsa voglia di sperimentazione delle tecnologie emergenti, dovuta in parte anche agli ingenti costi sostenuti in passato per ammodernare infrastrutture informatiche ormai obsolete.